Non è mai troppo tardi

Eravamo sinceramente convinti che tutto potesse scorrere tranquillamente nei canali della democrazia interna a un partito.  Era una sicurezza che derivava da una certezza cresciuta negli anni: Berlusconi non era il Caimano descritto dagli antiberlusconiani di professione; Berlusconi era un leader atipico ma liberale; Berlusconi non era uno da “editti bulgari”; certo, Berlusconi aveva tante questioni personali e aziendali (quante se ne potrebbero elencare) ma era comunque un leader con una sogno, una lucida follia; Berlusconi, insomma, non era come lo descrivevano i suoi nemici.

[...]

Adesso è cambiato tutto e niente sarà più come prima. Perché nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida integralmente con le sue espressioni più appariscenti e drammaticamente caricaturali. Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida con il dossieraggio e con i ricatti, con la menzogna che diventa strumento per attaccare scientificamente l’avversario e magari distruggerlo. Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non si nutra di propaganda stupida e intontita, di slogan, di signorsì e di canzoncine ebeti da spot pubblicitario. Ma tanto non ci proveranno nemmeno, a convincerci.

Filippo Rossi, direttore di Ffwebmagazine, periodico on line della Fondazione FareFuturo.

Da leggere tutto. Meglio tardi che mai.

Troppo tardi

Con la legge-bavaglio le intercettazioni della moglie di Mastella nell’inchiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere non sarebbero state passate ai giornali prima della fine del 2009, Mastella non si sarebbe dimesso, Prodi non sarebbe caduto e Berlusconi non avrebbe vinto le elezioni del 2008.

via|Camillo.

Ogni tanto una buona notizia

La Binetti lascia il PD.

Macché razzista, ho molti amici negri

Ho molto apprezzato la recente svolta antidiscriminatoria di Feltri.

Fra i prossimi titoli, prevedo «I terroni sono simpatici», «Più diritti per quei froci di merda», «Non bruciate vivi gli sporchi giudei» e «Anche gli storpi e i deformi hanno un’anima».

Massimo Giglioli su Piovono rane.

Sarebbe bello se…

E buon 2010 a tutti anche se, come sempre, in ritardo.

Via|Piovono rane.

Beati gli ultimi, si fa per dire

Sorvolo su quanto accaduto ai danni del Nostro, ieri a Milano, che è l’argomento che oggi va per la maggiore. (Per inciso, penso sia stato il più bel regalo di Natale per il Nostro, e tremo all’idea di come riuscirà a volgere a Suo vantaggio questo nuovo tentativo di aggressione. Chiusa parentesi). Preferisco, invece, condividere un dato uscito qualche giorno fa e ripreso dal buon Dario, che per queste cose ha il fiuto del cane da tartufi.

Leadership, spirito di squadra, attenzione nei confronti della questione climatica, della regolamentazione finanziaria, del rispetto del mercato interno, del trattato di Lisbona per la Costituzione europea, dell’impegno europeista. Sono i parametri sulla base dei quali i corrispondenti della stampa europea a Bruxelles hanno stilato la classifica dei 27 capi di Stato e di governo dell’Ue.

In testa alla classifica Eurotribune 2009 è risultato il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt, con una brillante rimonta rispetto all’ottava posizione ottenuta lo scorso anno.
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Segnali di debolezza

Non credo che la sua immagine qui possa uscirne ulteriormente danneggiata: è già rovinata di per sé. In Germania non si fidano di lui e si guarda con stupore a quello che succede in Italia. Non sono sorpreso delle sue parole a Bonn, lo conosciamo; è però interessante che utilizzi un palcoscenico internazionale per lanciare questi attacchi. Forse è addirittura un segnale di debolezza.

Steffen Grimberg, giornalista del quotidiano berlinese Taz, sul discorso di Silvio Berlusconi a Bonn.

A mio avviso, è un chiaro segnale di debolezza.