Segnali di debolezza

Non credo che la sua immagine qui possa uscirne ulteriormente danneggiata: è già rovinata di per sé. In Germania non si fidano di lui e si guarda con stupore a quello che succede in Italia. Non sono sorpreso delle sue parole a Bonn, lo conosciamo; è però interessante che utilizzi un palcoscenico internazionale per lanciare questi attacchi. Forse è addirittura un segnale di debolezza.

Steffen Grimberg, giornalista del quotidiano berlinese Taz, sul discorso di Silvio Berlusconi a Bonn.

A mio avviso, è un chiaro segnale di debolezza.

O porc…

Ci avevo quasi sperato…

Mafia: Graviano smentisce Spatuzza

Boss alla Corte d’Appello, mai conosciuto Dell’Utri

(ANSA) – PALERMO, 11 DIC – “Non ho mai detto quelle cose a Spatuzza”, ha detto il boss Filippo Graviano, deponendo nel processo a Marcello Dell’Utri. Graviano parla di quanto detto dal pentito Spatuzza su un colloquio del 2004, in cui il boss avrebbe detto: “Se non arriva nulla da dove arrivare possiamo pensare a parlare con i magistrati ma prima dobbiamo parlarne con mio fratello Giuseppe”. Graviano ha poi detto di non aver mai conosciuto Dell’Utri. Non ha parlato invece il fratello Giuseppe.

Più tribunale per tutti

Alfano ai Pm: “meno in tv, più in procura”.

Proprio ciò che mi sentirei di suggerire al nostro Presidente del Consiglio.

Schizofrenie #1

Silvio Berlusconi, 12 marzo 2006: «Giuro da presidente del Consiglio che vado a casa un minuto dopo e esco dalla politica se dovesse venire fuori un documento di versamento, una dimostrazione di una donazione di 600 mila dollari a questo signor Mills».

Silvio Berlusconi, 31 ottobre 2009: «Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto».

Ma i giudici sono davvero tutti comunisti?

E ora si scopre che il presidente della II Corte d’appello civile di Milano, Giacomo Deodato, quello che ha deciso di sospendere – in via provvisoria, è ovvio –  l’esecutività della sentenza con cui la Finivest è stata condannata a risarcire 750 milioni di euro alla Cir di De Benedetti, ha lo stesso cognome e le stesse origini messinesi di un ex deputato di Forza Italia (in Parlamento per due legislature: dal 1996 al 2006), tale Giovanni Deodato, che non sarebbe soltanto un omonimo, bensì il fratello.

Basta questo a fare del giudice Deodato una “toga azzurra”? In un Paese normale, no. In un Paese normale, a tutti – dai giudici agli autisti degli autobus – dovrebbe essere riconosciuto il diritto di avere le proprie idee politiche, senza che queste inficino la bontà del proprio lavoro e la genuinità della propria buona fede, almeno fino a prova contraria.

In un Paese normale.

normale