Legittimo dubbio

Diciamo così: forse nella concitazione degli ultimi eventi, il governo non si è accorto che nel 2026, grazie alle leggi già in vigore e approvate quest’anno, uomini e donne andranno in pensione di vecchiaia a 67 anni. Anzi per l’esattezza a 67 e 7 mesi. Insomma, l’unico intervento in tema di previdenza rimasto dopo il veto della Lega sull’anzianità, non solo non alza l’età di uscita verso la pensione, ma addirittura la abbassa. Lo dice l’Inps nelle tabelle che pubblichiamo oggi su Repubblica.

Ora, delle due l’una: o nessuno tra Berlusconi, Calderoli e Brunetta, artefici della lettera d’intenti all’Unione europea, è andato a vedersi le norme che loro stessi hanno varato qualche mese fa e i loro effetti sull’età pensionabile, oppure i tre mittenti stanno prendendo in giro gli italiani e l’Europa stessa spacciando per una misura di riforma quello che invece è solo la conferma di uno status quo, se non addirittura una clamorosa marcia indietro.

Insomma: o incompetenti o imbonitori.

Pensioni, la bufala dei 67 anni – Repubblica.it.

Se è vero che a Bruxelles B. ha promesso persino il taglio delle Province bocciato pochi mesi fa dalla sua stessa maggioranza, perché “delle due l’una”? Dev’essere che la cura per il cancro non fa crescita, altrimenti il Nostro si sarebbe giocato anche quella.

Beati gli ultimi, si fa per dire

Sorvolo su quanto accaduto ai danni del Nostro, ieri a Milano, che è l’argomento che oggi va per la maggiore. (Per inciso, penso sia stato il più bel regalo di Natale per il Nostro, e tremo all’idea di come riuscirà a volgere a Suo vantaggio questo nuovo tentativo di aggressione. Chiusa parentesi). Preferisco, invece, condividere un dato uscito qualche giorno fa e ripreso dal buon Dario, che per queste cose ha il fiuto del cane da tartufi.

Leadership, spirito di squadra, attenzione nei confronti della questione climatica, della regolamentazione finanziaria, del rispetto del mercato interno, del trattato di Lisbona per la Costituzione europea, dell’impegno europeista. Sono i parametri sulla base dei quali i corrispondenti della stampa europea a Bruxelles hanno stilato la classifica dei 27 capi di Stato e di governo dell’Ue.

In testa alla classifica Eurotribune 2009 è risultato il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt, con una brillante rimonta rispetto all’ottava posizione ottenuta lo scorso anno.
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