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Questo è la mia prima email a Posterous, che si trasformerà nel mio primo post.
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La motivazione più verosimile del pellegrinaggio, nonché la più coerente con la natura intima dei pellegrini, è che si tratti di una bella vacanza. Formalmente a spese loro, ma di fatto pagata con lo stipendio che noi gli verseremo puntualmente anche a settembre perché continuino a darci il cattivo esempio.
«Tengo quel denaro a disposizione per i miei viaggi in Italia all’estero» dice Filippo Penati sugli 11 mila euro che la Guardia di finanza ha trovato lo scorso 20 luglio in casa sua nel corso di una perquisizione. È proprio un periodo strano per i politici inguaiati dalla magistratura. Sembrano a corto di spiegazioni.
viaPenati ha 11 mila euro in contante per le vacanze e voi? | Linkiesta.it.
Alle tasche dei cittadini costeranno 3,2 milioni di euro all’anno e saranno praticamente inutili, data la mole di agenzie, commissioni, osservatori e organi politici e di controllo già esistenti. Si tratta del Garante per l’Infanzia e della Commissione nazionale per la promozione e la protezione dei diritti umani.
Votate allunanimità dal Parlamento, il primo - attivo da domani – sarà un organo monocratico da 1,5 milioni di euro ogni anno, di cui 200mila lordi di stipendio per il Garante; il secondo costerà invece 1.735.150 euro, di cui 237mila euro per lo stipendio del presidente e 158mila euro per i due consiglieri, senza contare le consulenze – per cui sono previste 270mila euro ogni anno – e le spese per le riunioni del consiglio, altre 75mila euro.
Il tutto votato proprio mente in Italia i cittadini – e il ministro Tremonti – chiedevano e pretendevano di ridurre i già esorbitanti costi della politica. Poltrone in più, infatti, si traducono sempre in pensioni integrative e posticini per i cosiddetti “trombati” alle elezioni.
I cameraman prendono dai 100 ai 130 mila dollari l’anno, idem per producer e supervisor che arrivano a scucire 250 mila dollari e botta finale per il direttore che ne incassa 500 mila. Ma almeno lui parla bene l’inglese, ed è lì tutti i giorni. Peggio va in genere con i presidenti, scelti dal Cda italiano con il consueto abuso di spartizione politica. In carica ora c’è il direttore generale della Rai Lorenza Lei grazie a un interim con cui ha sbattuto fuori il vertice precedente: Mauro Masi insediatosi lo scorso febbraio e subito scalzato dal precipitare degli eventi, Antonio Marano il vicedirettore generale Rai che diceva: giusto la Gabanelli paghi in proprio le cause di Report e Gianfranco Comanducci vicedirettore generale Rai accusato di sostenere la struttura Delta.
via La Rai a New York, un colosso da 16 milioni Al servizio di quattro giornalisti | Il Fatto Quotidiano.
Se io ti picchio o ti uccido perché tu sei omosessuale, la legge italiana mi condannerà per averti picchiato o ucciso. Ma il movente del reato, ovvero ciò che ha fatto di me un carnefice e di te una vittima, non potrà avere alcun rilievo processuale: il Parlamento italiano ha deciso che accettare l’omofobia tra le aggravanti penali sarebbe “anticostituzionale”, perché introdurrebbe un discrimine in favore dei cittadini omosessuali…
A ciascuno stabilire se questo voto sia più ridicolo o più osceno. Fingendo di combattere un discrimine giuridico ritenuto omofilo, nega l’esistenza del solo pesante discrimine in opera, che è quello omofobo. Di aggressioni contro eterosessuali al grido di “sporco etero” non si ha infatti notizia, non essendo la cosiddetta “normalità” oggetto di odio o di intolleranza. Mentre di violenze omofobe, al grido di “lurido frocio”, che è al tempo stesso un’offesa e una rivendicazione, sono piene le cronache italiane (specialmente romane), ed è in virtù di questa dolorosa e inaccettabile realtà, non certo di astrazioni da leguleio, che si discuteva in Parlamento una legge contro l’omofobia. Questa legge non è passata, e il governo più eterogeneo e diviso del secolo ha ritrovato tutta la sua sicumera per negare compattamente agli omosessuali il diritto di avere un’identità perfino quando per quella identità vengono uccisi.
Da La Repubblica del 28/07/2011.
Il 6 dicembre del 2010 Marysthell Garcia Polanco chiama il prefetto di Milano per farsi rilasciare il passaporto. «Io la chiamo a nome del presidente del Consiglio»