Non c’è limite al peggio

Se questi sono gli esclusi, non oso immaginare quelli che hanno preso.

Massimo Gramellini, la Stampa, 4 novembre 2009

Gli spammer vi hanno scassato i cosiddetti? Diteglielo!

Hai Rotto le Balle

HaiRottoLeBalle è un servizio gratuito che ti permette di inviare una lettera anonima ed educata ad un conoscente che continua imperterrito ad inviarti spam su spam.

C’è solo da inserire il nome del destinatario rompicoglioni e il suo indirizzo e-mail per inviargli automaticamente un messaggio come questo e sperare che egli, riconoscendo il proprio errore, si redima. Usatelo. Probabilmente non riuscirete a farlo desistere (la condizione di spammer rompicoglioni, si sa, è genetica e al momento apparentemente incurabile), ma almeno ci avrete provato! ;)

E io che pensavo di vivere nel III millennio…

KKK wants you

Lanciano “un appello” a chiunque, in Italia, voglia difendere “la stirpe bianca”, perché “l’uomo bianco non è mai libero di esercitare il proprio potere nelle proprie terre e nazioni”. L’ombra del Ku Klux Klan (KKK), che, in America, riunisce xenofobi e razzisti nascosti dietro al tradizionale cappuccio bianco o colorato, si allunga anche sul nostro Paese, dove è stato fondato un “reame d’Italia”. Ad animarlo, è il movimento degli “United northern and southern knights of the KKK” (l’acronimo è Unsk), la più importante ramificazione americana del Ku Klux Klan, con il suo quartier generale a Fraser, nel Michigan.

“Aderisci e salva la stirpe bianca”. Ku Klux Klan in Italia, l’ultima follia – cronaca – Repubblica.it .

Schizofrenie #1

Silvio Berlusconi, 12 marzo 2006: «Giuro da presidente del Consiglio che vado a casa un minuto dopo e esco dalla politica se dovesse venire fuori un documento di versamento, una dimostrazione di una donazione di 600 mila dollari a questo signor Mills».

Silvio Berlusconi, 31 ottobre 2009: «Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto».

Si scherza eh, che ogni tanto ci vuole

Formidabile scoop di Zabajone che anticipa alcuni indizi su altri esponenti politici che potrebbero essere coinvolti nella vicenda dei video hard con transessuali che ha già travolto l’ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo. In particolare, si tratterebbe di:

  • un celebre avvocato, deputato del centro destra, ripreso dai carabinieri durante un rapporto contronatura con un testo costituzionale più che sessantenne e non consenziente;
  • una senatrice del PD, già dedita a pratiche sadomaso come il cilicio, intenta a infliggere umiliazioni ai propri elettori per vedere fino a che punto possono sopportare;
  • un ex sindaco di Roma, già radicale, filmato mentre mostra il grande centro ad un gruppo di parlamentari cattolici ansiosi di entrarci.

:D

via|Zabajone

Dieci domande a Piero Marrazzo

  1. Signor Marrazzo, quando ha avuto modo di conoscere la Brendona?
  2. La chiamava Brendona anche in privato? No, perche’ ci riesce difficile immaginare un rapporto sessuale chiamando la partner Brendona.
  3. Quante volte volte gli altri trans la prendevano in giro con giochi di parole tipo: “Hey Biero, oggi brendi la Brendona?”
  4. Dopo che gia’ durante la sua candidatura Storace tento’ di creare falsi dossier su di lei utilizzando elementi deviati dei servizi segreti, non le sembra da coglione rischiare cosi’ tanto per la Brendona?
  5. Hanno per caso fatto giochi di parole anche con Marrazzo? Possiamo suggerirne alcuni? Continua a leggere…

Ma i giudici sono davvero tutti comunisti?

E ora si scopre che il presidente della II Corte d’appello civile di Milano, Giacomo Deodato, quello che ha deciso di sospendere – in via provvisoria, è ovvio –  l’esecutività della sentenza con cui la Finivest è stata condannata a risarcire 750 milioni di euro alla Cir di De Benedetti, ha lo stesso cognome e le stesse origini messinesi di un ex deputato di Forza Italia (in Parlamento per due legislature: dal 1996 al 2006), tale Giovanni Deodato, che non sarebbe soltanto un omonimo, bensì il fratello.

Basta questo a fare del giudice Deodato una “toga azzurra”? In un Paese normale, no. In un Paese normale, a tutti – dai giudici agli autisti degli autobus – dovrebbe essere riconosciuto il diritto di avere le proprie idee politiche, senza che queste inficino la bontà del proprio lavoro e la genuinità della propria buona fede, almeno fino a prova contraria.

In un Paese normale.

normale