Archive for the Category Ritagli

 
 

Chi ha avuto, dia

Detto tutto il bene possibile dello stile, dei toni bassi, del ritrovato aplomb di Stato, perfino del trolley che il professor Monti traina di persona, come se fosse un essere umano par nostro, non ha per niente torto Vendola quando dice di aspettare il nuovo governo al varco dell’equità sociale. Perché se è vero, come si mormora, che esiste un veto della destra sulla patrimoniale la destra ha pur sempre in viva simpatia i ricchi, specie se il suo dominus è uno straricco allora non si capisce bene con quali quattrini dev’essere tessuta la toppa che serve a riparare il Grande Sbrego. Viene un momento per fortuna che la politica, dopo avere tanto complicato, è la sola che può semplificare, e chiarire da che parte si deve e si può andare. In un paese dove le dichiarazioni dei redditi sono una fotografia pallida e mendace della ricchezza vera, ci sarà pure il modo di spillare qualcosa dai patrimoni immobili, depositi bancari, portafogli azionari, titoli. Anche perché “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato” è il detto più italianamente rassegnato, conservatore e vigliacco: chi ha avuto è ora che dia qualcosa, chi ha dato è ora che abbia un poco di tregua. E tutto il resto è solo parlare d’altro.

L’AMACA del 22/11/2011 Michele Serra. « Triskel182.

Game Over

E adesso, fine dei giochetti.

Addio alibi, nascondini, tatticismi e versioni di comodo. La pacchia è finita per tutti.

E’  finita la rendita di Casini, bravissimo a dissimulare una “collocazione” politica con la politica. E’ finita la bella vita del Pd, che dovrà pur dire se sta con la Bce o la Cgil. E’ finita la passeggiata di salute di Di Pietro, rimasto orfano dello stupro della democrazia. E’ finita la sovraesposione mediatica di certi magistrati. La doppiezza furbetta dei leghisti. L’indignazione a scoppio ritardato degli imprenditori.

Game over, per tutti.

Il grande gioco di società che era diventata la politica italiana finisce con l’addio di Silvio alla stanza del potere. C’è stato più di quindici anni. Tre lustri di disastro per il Paese. E di vacche grasse per tutti gli altri.

via Marco Bracconi, Politica Pop – Blog – Repubblica.it.

Una terza occasione non ce la darà nessuno

Quest’uomo, che appare un marziano delle scene politiche per come risponde o non risponde – alle domande, sembra avere presente meglio di quasi tutti noi la gravità del momento. Intorno a lui, nei partiti e nell’opinione pubblica, la memoria sembra essere brevissima, non più lunga di una giornata. Accade perché il cambiamento non ce lo siamo conquistato, perché questa situazione è figlia di spinte esterne più che di una consapevolezza maturata all’interno. Ora abbiamo davanti una seconda occasione, dopo quella seguita al crollo della Prima Repubblica, per riformare il sistema, per ripartire e per ricostruire. Una terza probabilmente non ce la darà nessuno.

via Mario Calabresi, Quei privilegi non più tollerabili – LASTAMPA.it.

Il segreto della vita

John Lennon la sapeva lunga…

Is Being Happy the Key to Life? | The Best Article Every day.

L’Italia che verrà

Se penso a un’Italia senza B, immagino un brigadiere che si addormenta mentre intercetta le telefonate fra il professor Monti e Mario Draghi. Oh, mica voglio un’Italia di banchieri. Ma un po’ grigia e barbosa, sì. Non moralista, morale. Che per qualche tempo si metta a dieta di barzellette, volgarità, ostentazioni d’ignoranza. Dove l’ottimismo non sia la premessa di una truffa, ma la conseguenza di uno sforzo comune. Un’Italia solare, anche nell’energia. Con meno politici e più politica. Meno discorsi da bar e più coerenza fra parole e gesti. Una democrazia sana e contenta di sé, che la smetta di prendere sbandate per gli uomini della provvidenza e si ricordi di essere viva ogni giorno e non solo una volta ogni cinque anni per mettere una crocetta su una scheda compilata da altri. Un’Italia di politici che non parlano di magistrati, ma coi magistrati (se imputati). E di magistrati che parlano con le sentenze e non nei congressi di partito. Di federalisti che non fanno rima con razzisti. Un Paese allegro e però serio. Capace di esportare non solo prodotti belli, ma belle figure. Vorrei essere governato da persone migliori di me. Che non facciano le corna, non giurino sulle zucche e si sfilino un paio di chili dalla pancia, prima di far tirare la cinghia a noi, ripristinando il principio che chi sta in alto deve dare il buon esempio.

Per giungere a un’Italia così, le dimissioni di B rappresentano un primo passo. Adesso devono dimettersi tutti gli altri. Perché più ancora di Berlusconi temo i berluscloni.

via Senza B, Massimo Gramellini – LASTAMPA.it.

Legittimo dubbio

Diciamo così: forse nella concitazione degli ultimi eventi, il governo non si è accorto che nel 2026, grazie alle leggi già in vigore e approvate quest’anno, uomini e donne andranno in pensione di vecchiaia a 67 anni. Anzi per l’esattezza a 67 e 7 mesi. Insomma, l’unico intervento in tema di previdenza rimasto dopo il veto della Lega sull’anzianità, non solo non alza l’età di uscita verso la pensione, ma addirittura la abbassa. Lo dice l’Inps nelle tabelle che pubblichiamo oggi su Repubblica.

Ora, delle due l’una: o nessuno tra Berlusconi, Calderoli e Brunetta, artefici della lettera d’intenti all’Unione europea, è andato a vedersi le norme che loro stessi hanno varato qualche mese fa e i loro effetti sull’età pensionabile, oppure i tre mittenti stanno prendendo in giro gli italiani e l’Europa stessa spacciando per una misura di riforma quello che invece è solo la conferma di uno status quo, se non addirittura una clamorosa marcia indietro.

Insomma: o incompetenti o imbonitori.

Pensioni, la bufala dei 67 anni – Repubblica.it.

Se è vero che a Bruxelles B. ha promesso persino il taglio delle Province bocciato pochi mesi fa dalla sua stessa maggioranza, perché “delle due l’una”? Dev’essere che la cura per il cancro non fa crescita, altrimenti il Nostro si sarebbe giocato anche quella.

L’ennesimo colpo da attore mentre il teatro brucia

Nel Consiglio dei ministri, per uscire dall’impasse delle pensioni, si discute anche dell’ampio menu di riforme da approvare al più presto: mercato del lavoro, liberalizzazioni degli ordini professionali, riduzione del debito pubblico con dismissioni di beni demaniali.

Alla fine Berlusconi sembra rincuorato: “Vedete che da un male può nascere un bene. Può essere la volta buona che riusciamo a fare quella rivoluzione liberale per la quale siamo scesi in campo“. Una ventata di ottimismo che spiazza i ministri che lo stanno a sentire: l’ennesimo colpo da attore mentre il teatro brucia.

Il Cavaliere pronto a gettare la spugna “Stavolta potrei fare il passo indietro” – Repubblica.it

Cioè, c’è bisogno arrivare a meno di un passo dal precipizio per mantenere quelle promesse che continuano ad accumularsi da più di un quindicennio e che fino ad oggi non sono mai state mantenute, ma solo affiancate da altre promesse ancora più roboanti?

Come scrive Gilioli:

Il buffone di strada, mentre il pubblico stufo se ne va, giura disperato che il suo ultimo numero sarà da applausi, non lasciatelo da solo, non è colpa sua se lo spettacolo è stato lungo e deludente, era sicuramente colpa del traffico o della pioggia, delle circostanze avverse o del suo aiutante che non gli passava i palloncini in tempo.