Cambiamenti climatici: spot britannico “terrorizza” i minori. E fa bene
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Telespettatori britannici in rivolta contro la “pubblicità progresso” sui rischi del cambiamento climatico mandata in onda nel prime time di ieri sera: la Advertising Standard Authority, l’organismo che si occupa di vigilare sulla pubblicità trasmessa in Gran Bretagna, ha ricevuto in poche ore più di duecento reclami da parte di genitori indignati perché il messaggio inviato dallo spot, più che educativo, era semplicemente “terrorizzante”.
Tutto inizia con un papà che racconta una favola alla figlia prima di andare a letto. Ma è una favola senza lieto fine, come la piccola scoprirà ben presto, fatta di città allagate, cuccioli che affogano e coniglietti che muoiono di fame. E la fine del mondo come lo conosciamo.
Sinceramente, io non ho trovato il video così “scandaloso”. Certo, i toni sono espliciti, ma di fronte a un tema tanto serio come quello della salvaguardia del clima e dell’ambiente è meglio essere chiari, no? A maggior ragione con i kids inglesi che, secondo l’Energy Saving Trust, sono i più “spreconi” d’Europa in fatto di luci e tv lasciate accese.
D’altronde, lo spot, che è parte di una campagna da sei milioni di sterline lanciata dal Ministero dell’Energia e del Cambiamento Climatico per ridurre le emissioni di anidride carbonica, è coerente con la linea chiara scelta dal governo inglese sulla questione climatica: “Il mondo è sull’orlo della catastrofe”, aveva infatti avvertito il premier Gordon Brown appena poche ore prima, nel suo intervento al summit dei ministri dell’Ambiente svoltosi a Londra. “Corriamo verso un futuro di inondazioni, siccità, tsunami, ondate di caldo”. Per salvare il pianeta – aveva proseguito Brown – abbiamo meno di cinquanta giorni, quanto manca cioè ai negoziati sul clima programmati a Copenhagen in dicembre sotto l’egida dell’Onu. “Sono l’ultima possibilità per raggiungere un accordo globale, ridurre le emissioni ed evitare il disastro. Se non raggiungeremo un’intesa non ci sono dubbi: una volta che il danno delle emissioni è fatto, sarà troppo tardi”.
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