Archive for ottobre 2009

 
 

Si scherza eh, che ogni tanto ci vuole

Formidabile scoop di Zabajone che anticipa alcuni indizi su altri esponenti politici che potrebbero essere coinvolti nella vicenda dei video hard con transessuali che ha già travolto l’ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo. In particolare, si tratterebbe di:

  • un celebre avvocato, deputato del centro destra, ripreso dai carabinieri durante un rapporto contronatura con un testo costituzionale più che sessantenne e non consenziente;
  • una senatrice del PD, già dedita a pratiche sadomaso come il cilicio, intenta a infliggere umiliazioni ai propri elettori per vedere fino a che punto possono sopportare;
  • un ex sindaco di Roma, già radicale, filmato mentre mostra il grande centro ad un gruppo di parlamentari cattolici ansiosi di entrarci.

:D

via|Zabajone

Dieci domande a Piero Marrazzo

  1. Signor Marrazzo, quando ha avuto modo di conoscere la Brendona?
  2. La chiamava Brendona anche in privato? No, perche’ ci riesce difficile immaginare un rapporto sessuale chiamando la partner Brendona.
  3. Quante volte volte gli altri trans la prendevano in giro con giochi di parole tipo: “Hey Biero, oggi brendi la Brendona?”
  4. Dopo che gia’ durante la sua candidatura Storace tento’ di creare falsi dossier su di lei utilizzando elementi deviati dei servizi segreti, non le sembra da coglione rischiare cosi’ tanto per la Brendona?
  5. Hanno per caso fatto giochi di parole anche con Marrazzo? Possiamo suggerirne alcuni?
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Ma i giudici sono davvero tutti comunisti?

E ora si scopre che il presidente della II Corte d’appello civile di Milano, Giacomo Deodato, quello che ha deciso di sospendere – in via provvisoria, è ovvio –  l’esecutività della sentenza con cui la Finivest è stata condannata a risarcire 750 milioni di euro alla Cir di De Benedetti, ha lo stesso cognome e le stesse origini messinesi di un ex deputato di Forza Italia (in Parlamento per due legislature: dal 1996 al 2006), tale Giovanni Deodato, che non sarebbe soltanto un omonimo, bensì il fratello.

Basta questo a fare del giudice Deodato una “toga azzurra”? In un Paese normale, no. In un Paese normale, a tutti – dai giudici agli autisti degli autobus – dovrebbe essere riconosciuto il diritto di avere le proprie idee politiche, senza che queste inficino la bontà del proprio lavoro e la genuinità della propria buona fede, almeno fino a prova contraria.

In un Paese normale.

normale

Lo scandalo Marrazzo fa tremar tutto il Palazzo

“Fino a quando non ci saranno conclusioni dell’inchiesta, per noi il caso Marrazzo si ferma qui”. Gesto nobile del direttore del Tg4, Emilio Fede, che fa il paio con la richiesta avanzata da Fabrizio Cicchitto di “Chiudere il gioco al massacro”.

O almeno così potrebbe sembrare a prima vista. Perché, a leggere dei timori che stanno scuotendo in queste ore i corridoi del Palazzo (in sintesi, nei prossimi giorni potrebbero uscire nuove e mirabolanti avventure di politici che vanno a trans), l’impressione che si ha è invece di segno opposto.

Locandina di Signori si nasce (1960)


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Il condizionale è d’obbligo

Quindi, come scrive Alessandro Gilioli, se non si fosse fatto fare appositamente una legge anticostituzionale, oggi Silvio Berlusconi sarebbe un condannato per corruzione in secondo grado di giudizio.

MILANO – La seconda sezione della Corte d’Appello di Milano, dopo 4 ore di camera di consiglio, ha confermato la condanna a quattro anni e sei mesi nei confronti dell’avvocato inglese David Mills per corruzione in atti giudiziari. Confermato anche il risarcimento alla presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile, pari a 250 mila euro.

Il legale è stato condannato perchè, secondo la sentenza di primo grado, avrebbe ricevuto 600mila dollari da Silvio Berlusconi per essere un testimone reticente in due processi nei quali era imputato il presidente del Consiglio, quello su “All Iberian” e quello sulle tangenti ad uomini della Guardia di finanza. La posizione di Silvio Berlusconi era, invece, stata stralciata in conseguenza del lodo Alfano, riguardante le più alte cariche dello Stato e il dibattimento a suo carico era stato sospeso. Dopo la bocciatura del lodo Alfano da parte della consulta, il dibattimento a carico di Berlusconi ricomincerà, anche se davanti a un altro collegio rispetto a quello presieduto da Nicoletta Gandus, che aveva condannato Mills in primo grado. Questo collegio, infatti, è incompatibile, e di conseguenza si dovrà tenere una apposita udienza nella quale i giudici presieduti da Gandus “si spoglieranno” del processo che sarà assegnato ad altri giudici.

Alessio Lanzi, uno dei difensori di Mills, commenta la sentenza: “E’ una decisione che mette a dura prova la buona fede dello stato di diritto”. E aggiunge: “Noi comunque andremo in Cassazione”.

Repubblica.it

L’aggiornamento di WordPress ha la memoria corta

A partire dalla versione 2.8, ad ogni update di WordPress mi ritrovo sempre con lo stesso problema: dopo l’aggiornamento – che pure fila liscio e senza alcun problema – la dashboard non viene mostrata come si deve: alcuni box non vengono caricati, alcune funzioni non vanno…

Come già segnalava Camu qualche mese fa, la soluzione è abbastanza semplice. Basta aprire il file wp-settings.php, situato nella cartella principale del server, e aumentare il limite di memoria assegnata a WordPress. Quasi all’inizio del codice, infatti, troveremo una variabile WP_Memory_Limit, impostata di default a 32 mega: bene, non dobbiamo far altro che sostituire quel “32″ con qualcosa di più (Camu lo ha cambiato con 38) per assegnare una quota di memoria maggiore ed evitare che WordPress si blocchi durante il caricamento della bacheca principale.

A questo punto, però, la mia domanda è questa: passi che il bug si sia verificato nell’aggiornare alla versione 2.8 (che ha introdotto la variabile del limite di memoria per la prima volta), o alla 2.8.1. Ma ormai siamo arrivati alla 2.8.5, possibile che ancora debba andare a modificare manualmente quel file wp-settings.php ogni volta che faccio l’update? O questo problema ce l’ho solo io?! :(

Colpirne cento (mila) per salvarne uno

Mi sa che ha ragione quel giudice là, a sostenere che, a questo punto, tanto vale fare una legge per cancellare definitivamente i processi del premier. Almeno evitiamo che la mente contorta di Ghedini continui a partorire assurde norme per salvare la vita del suo padrone. Tipo ques’ultima trovata di accorciare ulteriormente i tempi di prescrizione dei processi, eliminando gli anni in più che vengono concessi quando si verifica un “atto interruttivo” del processo per via di un interrogatorio, di un rinvio a giudizio, di una sentenza di primo grado e via dicendo.

Tanto vale, per intenderci bene, capire che succede con i processi del premier: nel caso Mills Berlusconi è imputato di corruzione, la prescrizione è calcolata in otto anni, cioè il massimo della pena, che passano a dieci per via delle interruzioni. E poi Mediaset: l’accusa di frode fiscale porta la prescrizione a sei anni, che passa a sette e mezzo per via degli “atti interruttivi” compiuti. E che s’inventa Ghedini? Via quei due anni per Mills, ed ecco che il processo anziché cadere in prescrizione nel 2012 arretra all’anno prossimo. E siccome va rifatto dall’inizio dopo la separazione da quello dell’avvocato David Mills (già condannato a quattro anni e mezzo) per via del lodo Alfano, si può considerare defunto. Idem per Mediaset anche se con un po’ di sofferenza in più: la prescrizione sarebbe scaduta nel 2013 ma con la “ghedinata” ecco che arretra al 2011.

Liana Milella, Il governo “stringe” la prescrizione, migliaia di processi a rischio, Repubblica del 23/10/09


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