Eluana Englaro ha finalmente raggiunto la clinica “La Quiete” di Udine. Fino a domani sarà alimentata e idratata, poi si cominceranno le procedure per accompagnarla, lentamente, dolcemente, alla morte. 
Ancora quindici giorni e poi dovrebbe calare il sipario su questa triste e squallida vicenda, che ha visto i genitori della ragazza in coma da 17 anni combattere strenuamente e con ogni mezzo legale per poterle dare una morte dignitosa, in un bizzarro capovolgimento delle parti, e porre fine ad una vita che da anni ormai non era più degna di essere chiamata tale.
E’ ancora troppo presto, tuttavia, per dire l’ultima parola. Il fedele scudiero papale, al secolo ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che ci ha visto lungo in tutta questa vicenda (quando mai gli ricapiterà di finire con tanta frequenza sulle prime pagine dei giornali? E poi vuoi mettere come ti si spalancano le porte del Vaticano del Paradiso, a difendere con cotanta pervicacia quel dono divino che è la vita?) non intende gettare la spugna e fa sapere che il caso Englaro non è ancora chiuso: il governo sta valutando l’idononeità della clinica “La Quiete” di Udine.
BASTA! Ministro, si dia pace. Lasciamo perdere i richiami alla misericordia cristiana e alla “sincera fede in Dio” (che sono ben altra cosa rispetto a questo primadonnismo catto-mediatico che va mostrando) e affrontiamo la cosa da un punto di vista puramente giuridico.
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