
Rimango sempre incuriosito di fronte a dati come quelli presentati in questa immagine (click per ingrandirla), che ho trovato sull’ottimo blog di Dario Salvelli.
I siti porno già prosperavano quando il web era ancora fatto di connessioni a 56k a tariffa urbana e l’”esperienza” a luci rosse era limitata a qualche galleria fotografica (spesso anche con immagini di risoluzione scadente): le ovvie limitazioni tecniche e la cultura “1.0″ dell’epoca facevano sì che solo un’offerta di tipo premium (ovviamente a pagamento) fosse in grado di offrire contenuti di qualità superiore.
Oggi, tuttavia, in una Rete in cui la dimensione social e Web2.0 ha preso il sopravvento, in cui l’imperativo della “condivisione” regna sovrano e i vari YouPorn, RedTube, Tube8 & affini permettono a chiunque di “godere” di ore e ore di filmati vietati ai minori in maniera completamente gratuita e spesso con standard qualitativi da non disdegnare, l’industria del porno continua comunque a fare denaro a palate e un’attrice porno è ancora in grado di portarsi a casa ogni anno una sommetta che parte da 100.000 dollari (mica male, come stipendio minimo!) per arrivare anche a 250.000.
Cos’è, la pirateria e la condivisione indiscriminata di contenuti protetti da diritti d’autore danneggiano soltanto le industrie “ammesse ai minori”?!